AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

domenica 20 agosto 2017

IL TEATRO DI MONTPELLIER : "LA COMEDIE"

Mi accorgo solo oggi di aver simenticato la pubblicazione delle ultime foto riguardanti " La Comedie" e quindi corro ai ripari.

Qui sotto siamo dietro ai sipari e quindi in piena scena. Era talmente monotona ed uniforme, al contrario di quando è utilizzata, che la foto sembra essere in bianco-nero. Sul suolo ci sono anche delle botole, poco visibili, per effettuare delle apparizioni spettacolari durante le opere.



La foto della sala presa dall'alto del palcoscenico. Immaginatevi là sopra nell'attesa di esibirvi con tutte le persone che vi guardano! Impressionante.


Le due foto seguenti si riferiscono al meccanismo che, via computer, regola tutto il movimento dei sipari e della scena. La macchina (non ho potuto fotografarla) che serve a preparare i vari decori permette di portarli dalla strada e sistemarli sulla scena sempre via computer con meccanismi elettrici.




Passando dietro il palco ed attraverso un corridoio di servizio si può raggiungere la Salle Molière, un teatro di minori dimensioni dedicato ai concerti e che può essere anche affittato da varie associazioni musicali.







Sulla rastrelliera qui sopra, il personale del teatro appende tutti gli oggetti non di valore dimenticati  dagli artisti come, ad esempio, questa scarpetta di ballerina.
Qui sotto invece la Salle Molière.






mercoledì 16 agosto 2017

58° DOGE - LORENZO CELSI (1361 - 1365) - SECONDA ED ULTIMA PARTE


Penso vi ricordiate che Luchino del Verme fece decapitare il Calogero dopo aver stroncato l'insurrezione. In patria la notizia fu portata dalle galee di Piero Soranzo il 4 giugno ed il popolo impazzì di gioia, riservando il trionfo a quei soldati che, dopo le recenti sconfitte, avevano fatto riassaporare alla Repubblica il gusto della vittoria.
Cronista d'eccezione fu lo stesso Francesco Petrarca che, in una lettera del 10 agosto ad un'amico bolognese, riferisce "Prima di tutto il doge volle assieme al popolo rendere omaggio di lodi e grazie a Dio; in tutta la città, ma specialmente nella basilica di San Marco dove furono celebrate le più solenni feste di cui si serbi memoria. Intorno alla chiesa e sulla piazza si svolse una magnifica processione alla quale, oltre a tutto il popolo e tutto il clero, presero parte anche molti prelati forestieri in quel momento presenti a Venezia".
Dopo gli atti religiosi si passò a giochi e spettacoli organizzati sulla Piazza San Marco ed il Petrarca si sedette alla destra del doge nella loggia della basilica.
Si tennero una corsa ed una giostra essendo la corsa riservata ai soli abitanti della Repubblica. Alla prima parteciparono ventiquattro giovani benportanti che il Petrarca aulicamente definì "non come uomini che correvano ma come angeli che volavano in sella a cavalli, gli zoccoli dei quali parevano non toccare terra".
Per la giostra, che si svolse il 4 agosto, il premio per il vincitore era una pesante corona d'oro purissimo ornata di gemme e per il secondo classificato un argenteo cinto di squisito lavoro. Un invito particolare scritto in lingua volgare ma con il sigillo del doge fu inviato sin nelle lontane province e diretto a tutti quelli che avessero voluto partecipare. Visto l'afflusso degli esperti guerrieri ci vollero quattro giorni per definire il vincitore. Tra gli altri c'era anche il re di Cipro ma alla fine vinse un cittadino veneziano, Pasqualino Minotto.
Finiti i divertimenti si dovette però tornare alle cose di tutti i giorni. Vista la mania di grandiosità di Lorenzo Celsi, c'era chi stava sempre in guardia perché in tanta fastosità il doge avrebbe potuto montarsi la testa ed effettivamente aveva cominciato ad andare in giro con una specie di scettro che un consigliere ducale arrivò a strappargli spezzandolo in due e presentando denuncia al Consiglio dei Dieci  perché, secondo lui, il doge aspirava ad una signoria. Il Celsi rimase talmente amareggiato per l'accusa che, il 18 luglio 1365, muore di una malattia psichica-depressiva. Corse però voce che fosse stato avvelenato, ipotesi da non scartare. E' però curioso che morì anche il Cancellier Grande Benintendi de' Ravegnani, al quale il Celsi era molto affezionato. Costui era sotto inchiesta per delle trattative di natura poco chiara con i ministri del re d'Ungheria senza averne avvisato i consiglieri ducali, mentre ne era a conoscenza il doge.
Comunque Lorenzo Celsi sarebbe stato  riabilitato dopo morto; un decreto del Consiglio dei Dieci del 30 luglio 1365 ordinò che fossero bruciate tutte le carte di accusa e che il nuovo doge avrebbe dichiarato, nella prima riunione, che il suo predecessore era stato indegnamente calunniato.
Non è detto comunque che il Celsi avesse veramente un certo progetto in testa e che la riabiltazione postuma servisse solo per calmare gli animi e per il bene dello Stato.
Fu sepolto nella chiesa della Celestia che, nel 1810, passò sotto il potere dell'Arsenale e secondo la leggenda nella sua tomba svuotata si trovò solo un po' di cenere che finì nella tabacchiera di un ufficiale di marina il quale, sembra, abbia detto "Ecco un uomo che fu capo di una grande Repubblica! Così finisce il nostro essere! Così svanisce il nostro orgoglio".

MODI DI DIRE

Star par fogia de poro

(Restare come una foglia di porro)

Restare senza fare niente, inutilmente, senza scopo, come inservibili ed inutili risultano ai cuochi le foglie di questa agliacea



giovedì 10 agosto 2017

IL GHIACCIO A MONTPELLIER




Ho scelto questa stampa di un'antica ghiacciaia per presentare questo post, perché ne sono esistite anche a Montpellier.
L'uso del ghiaccio non inizia certo con l'invenzione del frigorifero elettrico. Già gli arabi mangiavano dei gelati nel Medio Evo e Maria de Medici fece scoprire il gelato italiano ai francesi nel XVI secolo.
A Montpellier, il bisogno di ghiaccio era molto importante per via dei differenti utilizzi che se ne aveva tra i quali anche quello di curare gli ammalati.
Il ghiaccio e la neve venivano raccolti in inverno ed in altezza e, trasportati in città, venivano conservati sino all'estate dentro delle "ghiacciaie" interrate (vedi figura). Essendo il mercato lucrativo veniva controllato dal re che, su pagamento, accordava il monopolio di far costruire queste ghiacciaie e di vendere del ghiaccio. In compenso i beneficiari dovevano impegnarsi a fornire il ghiaccio dal primo di aprile sino al 31 ottobre.
La fortuna di Montpellier fu di avere, a circa 80 km , il Monte Aigoual. Si prendeva il ghiaccio o la neve, ben pressati in sacchi di iuta di circa 50 chili. Di notte ed a dorso di mulo venivano trasportati sino a Vigan da dove proseguivano su dei carri. Un viaggio di circa tre giorni cercando di limitare lo scioglimento ed evitare gli attacchi dei banditi. Alla fine dell'estate bisognava spingersi anche oltre, sino al monte Ventoux o sino a Grenoble per rinnovare lo stock.
Il ghiaccio e la neve venivano scaricati nelle ghiacciaie semi interrate con delle spesse mura in pietra tagliata coperte da una cupola di mattoni munita di un'apertura per versare il ghiaccio. Donne e bambini intassavano il tutto con i loro zoccoli per una migliore conservazione. Sul fondo un letto di rami e foglie e dei drenaggi permetteva la fuoriuscita dell'acqua che si formava con lo scioglimento. Una spessa porta in legno permetteva l'accesso per prelevare il ghiaccio.
Montpellier era dotata di un buon numero di ghiacciaie pubbliche e private specialmente presso il Verdanson (rio che attraversa una parte di Montpellier, oggi in parte coperto). La maggior parte sono sparite, abbandonate, distrutte, ricoperte o dimenticate. Alle volte se ne ritrovano nel fondo di una corte o di un parco, come nel "domaine de la Valette, vicino Agropolis, o in giardini privati.

Ancora qualche immagine.





lunedì 7 agosto 2017

UN GATTO SCONTROSO



- Alle volte mi annoio talmente che amo crearmi degli amici immaginari per tenermi compagnia. Il problema è che mi arrabbio molto presto con loro.
Vuol dire che sono scontroso ?
Aspetto la vostra risposta; anzi no, perché non posseggo un i-Phone

- Con queste forti piogge, ho l'impressione che la porta della cucina si sia gonfiata. Da qualche tempo arrivo appena a passare dalla mia gattaiola. Stesso fenomeno molto strano, si produce con il mio letto. Le mie natiche sporgono ormai dal mio cuscino. Che si sia ristretto durante il lavaggio ? Non vedo che ci possa essere un'altra alternativa.

- Trovando ingiustamente che avevo preso troppo peso da quando sono arrivato in questa casa, questa banda di sadici ha deciso unilateralmente di mettermi a dieta. Io, a regime come una volgare fanciulla prima delle vacanze !  Sappiate, torturatori domestici, che non ho preso del peso, solo un po' di ampiezza.

- Questa mattina, sono davanti una gamella di crocchette light, insipide come una conversazione tra due candidati di telerealità. Mi sento debole, muoio sul freddo pavimento della cucina. Addiooo !
Nessuno che assista a questa scena d'agonia drammatica ? Bene, mangio le mie crocchette e torno a dormire.


Matisse

venerdì 4 agosto 2017

58° DOGE - LORENZO CELSI (1361 - 1365) - PARTE PRIMA



Alla morte di Giovanni Dolfin ci fu un non lungo conclave che durò solo quattro giorni e quindi Lorenzo Celsi entrò in carica il 16 luglio 1361. Aveva sui cinquant'anni ed una carriera politico-militare : più volte Savio, ambasciatore presso l'imperatore Carlo IV, podestà di Treviso, capitano in Dalmazia ed Istria. Non veniva da una famiglia di prestigio ma si era arricchito commerciando assieme a Giorgio Corner che egli amava come un fratello. Il padre, Marco, ottenne un posto di riguardo solo dopo l'assunzione al dogado del figlio; divenne Procuratore ed una leggenda dice che non portasse rispetto alla maggiore autorità del figlio e che evitava di portare dei cappelli per non doversi scoprire al passaggio di Lorenzo. Quest'ultimo allora fece apporre una croce sul corno ducale in modo che il padre, per rispetto all'insegna di Cristo, doveva inchinarsi ogni volta che lo incontrava.
La notizia della nomina gli fu portata da dodici patrizi con funzione di ambasciatori che lo accompagnarono a Venezia su quattro galere cretesi. Arrivato a Palazzo Ducale pare abbia detto: "Fides tua te salvum fecit" mettendo subito in mostra un aristocratico comportamento all'insegna della raffinatezza e dell'originalità, comportamento nel quale lo seguì la dogaressa, una certa Maria di ignoto casato.
Era di bell'aspetto e di fisico robusto, un brillante cavaliere e uomo d'arme,  che amava rompere lance nei tornei ed aveva quello che i francesi chiamano "le physique du rôle" con portamento diverso dai predecessori. Andava alle funzioni vestito di bianco, per devozione alla Vergine mentre i precedenti dogi erano vestiti di rosso e gli piaceva cavalcare per la città creando attrno a sé una sorta di culto della personalità, pecca che gli sarebbe costata cara in seguito.
Lorenzo Celsi fece di tutto per dare un tocco di signorilità a Venezia cercando di nascondere la crisi economica di fondo che la città stava attraversando. Lo stesso Petrarca decise di viverci tra il 1362 e il 1368 e, a compenso del dono di alcuni suoi libri alla biblioteca di San Marco, gli fu concessa una bella casa sulla Riva degli Schiavoni, il palazzo Molin.
Magnifiche furono le accoglienze riservate al Duca d'Austri ed al re di Cipro e sfarzosissime le feste organizzate per la represione dell'ennesima insurrezione scoppiata a Creta. Le troppe e continue tasse a carico di questo dominio inasprirono i sessanta feudatari che sostituirono il duca Veneziano con uno dei loro (Marco Gradenigo) ed il gonfalone di San Marco con l'insegna di San Tito, protettore dell'isola. Dopo inutili trattative, Creta restò sulle proprie posizioni e nominò capo Leonardo Gradenigo, monaco di religione ortodossa, soprannominato "il Calogero" (il bel vecchio). Venezia inviò la flotta al comando di Luchino del Verme che, sbarcando in pieno assetto di guerra represse la rivolta e fece decapitare il Calogero mentre altri ribelli riuscirono a scappare.

FINE DELLA PRIMA PARTE

MODI DI DIRE

- Che ora ze?
- Ze l'ora de geri a 'sta ora
(- Che ora é? - E' l'ora di ieri a quest'ora)

Botta e risposta in un momento di buonumore.

domenica 30 luglio 2017

LE GRAU-DU-ROI ED IL VECCHIO FARO


Di tanto in tanto, oltre che di Montpellier, vi parlerò di qualche cittadina nei pressi del capoluogo. Quindi vi porto a "Le-Grau-du-Roi", città balneare a circa 25 chilometri, ma in particolare del suo simbolo e, naturalmente, emblema.
Il vecchio faro (vedi foto) non è più attivo perché sostituito da uno più moderno. E' rimasto in attività soltanto 40 anni.
Tutto cominciò quando questa zona del littorale non popolata faceva ancora parte del comune di Aigues-Mortes, situata ad una decina di chilometri verso l'interno. Durante lo scorrere degli anni l'accesso di quest'ultima al mare fu reso difficile a causa dei vari canali che si interravano. I consoli della città, con l'autorizzazione del re Luigi XV, decisero di costuire  un canale per permettere ai battelli da pesca e commerciali di effettuare più facilmente le forniture sino ad Aigues-Mortes.
La decisione venne resa ufficiale dal Parlamento del Languedoc il 14 agosto 1725 e poi, molto più tardi, nel maggio del 1820, i capitani delle navi reclamarono presso il sindaco la costruzione di un faro all'entrata del canale per poter accedere con più sicurezza. Il progetto e la costruzione furono affidati all'ingegnere Léonor Fresnel.
Di un'altezza di 19 metri e coperto da una lanterna in rame rosso, il faro entra in funzione all'inizio del 1829. La sua luce è visibile ad oltre 15 km di distanza. Però con la modifica del litorale, perde d'interesse e si costruisce un nuovo faro più a l'est. Il faro di Grau-du-Roi si spegne definitivamente nel gennaio 1869 quando si accende quello dell'Espiguette.
Dieci anni dopo il comune è ufficialmente creato e chiede allo Stato la cessione del vecchio faro per demolirlo e facilitare l'accesso alla spiaggia. Lo Stato cede la proprietà ma non autorizza la demolizione. Dal 2012 è classificato monumento storico ed essendo in cattivo stato il comune ha deciso di restaurarlo. I lavori dovrebbero cominciare nella primavera 2018 e terminare alla fine del 2019 o inizio 2020. Speriamo bene perché, come sempre, è una questione di sovvenzioni pubbliche e, con i tempi che corrono ......

mercoledì 26 luglio 2017

LA COMEDIE - IL TEATRO DI MONTPELLIER

Entriamo nella grande sala che propone 1.200 posti. Ripeto qui alcune cose già dette per evitarvi di ritornare al vecchio post. Si sviluppa su cinque livelli con la platea divisa in due da un corridoio centrale e s'innalza sino alla quarta galleria sormontata da un soffitto dipinto. E' dominata da un lampadario (vedi foto più sotto) al centro di una cupola eseguita dal pittore marsigliese Jean-Baptiste Arnaud-Durbec che, per contratto, dovendo glorificare la città di Montpellier scelse di rappresentarla come una giovane donna in piedi sui gradini di un tempio che chiede di essere raggiunta dai poeti, dai letterati e dai musicisti.



Qui ci troviamo sul lato destro della scena sulla quale dominano da una parte e dall'altra dei palchi (personalmente non amo questi posti, preferendo la sala)



Qui sotto il lampadario di cui parlavo più sopra. La caratteristica da evidenziare è che, al contrario degli altri teatri, il lampadario non si abbassa per la manutenzione. La cupola si apre in due ed il lampadario viene sollevato su un'impalcatura apposita nella sala detta appunto "del lampadario" in modo da agevolare l'opera di pulizia da parte degli addetti.


Il palco è dotato di quattro diversi sipari per i vari impieghi richiesti dalle opere. Al di sopra sono rappresentate le differenti danze del Languedoc : la danse du chevalet, la danse des treilles, les jeux floraux, la farandole. L'intera scena misura 9 metri di altezza per 12.80 metri di larghezza ed ha una superficie di 440 m². E' dotata delle migliori tecniche per lo svolgimento delle opere (ve ne parlerò in altra occasione). La "fossa" dei musicisti, aperta quando si tratta di opere liriche, può accettarne fino a 60. In caso di concerto rimane chiusa per aumentare la superficie a disposizione dell'orchestra.


Sul lato sinistro della scena, allo stesso livello, (nelle foto più sopra lo si vede chiuso) c'è un piccolo palchetto che serve a chi deve stare attento che tutto si svolga bene. Diciamo che sostituisce il vecchio suggeritore che si trovava nell'apposito posto sotto la scena.


Alla prossima puntata.

domenica 23 luglio 2017

UN GATTO SCONTROSO


Vi evevo preavvisato che la serie "Saggezza del gatto" era terminata ma, come promesso ho trovato una soluzione per parlarvi del mio animale feticcio (oltre al cane). Quindi, visto che il mio Matisse passa la giornata a brontolare, quando qualcosa non gli va, ho pensato di pubblicare alcuni pensieri di un gatto scontroso. Naturalmente non è tutta farina del mio sacco, ma spero vi possa piacere. Ogni post avrà più pensieri per non restare un anno su questo argomento.
 I primi pensieri di un gatto scontroso:

- Dite, non disturbatevi! Vedete bene che sono nella mia lettiera! Vi pregherei di guardare con gli occhi chiusi per preservare la mia intimità. Bene, ci siamo ? No ... ma !

- Cosa dirvi della mia giornata ? Solo che l'ho passata nella mia lettiera. Il solo posto dove sono realmente tranquillo il fine settimana.

- Il mio programma per il giorno di San Valentino è dei più romantici. Cena a due tra la mia ciotola di crocchette e me. Poi una notte da sogno sul mio migliore cuscino! Questa è la vera vita. Non è ancora nata la gatta che mi metterà un anello attorno alla zampa.

- Se dovessi riassumere la mia filosofia di vita in una frase, sarebbe "Uno spirito sano su un cuscino sano".

- Cosa si passa nella vostra testa di umani ad ogni volta che vedete un gatto placidamente addormentato ? Come potete pensare, non sarebbe che per un solo secondo, che è una buona idea di venirci a disturbare in pieno sonno. Pensate veramente che le vostre carezze non possano aspettare un'ora o due ?

Spero che l'idea sia buona ma se non vi piace ditelo francamente che fermo il tutto


Frida e Selma (la figlia e la madre)



giovedì 20 luglio 2017

57° DOGE - GIOVANNI DOLFIN (1356 - 1361)

Ci fu un po' d'incertezza all'elezione di questo doge in quanto orbo di un occhio e assediato a Treviso dalle truppe degli Ungheresi. Dopo due giorni di discussione, il 13 agosto 1356 ottenne il minimo dei voti, cioé 25.
Alla notizia della sua nomina non attese la decisione degli Ungheresi di lasciarlo passare. Con una benda nera sull'occhio menomato, alla testa di cento cavalieri  e duecento fanti, uscì da Treviso a briglia sciolta, aprendosi un varco tra i nemici con l'insegna di San Marco spiegata. Dimostrò in questo modo di avere coraggio da vendere. Fu accolto a Mestre dal podestà e dodici ambasciatori con i quali raggiunse Venezia il 25 agosto.
Non era comunque solo un uomo d'armi. Giureconsulto e diplomatico oltre che Procuratore con una famiglia derivante da quella dei Gradenigo da cui si era separato assumendo il cognome di Dolfin per "Delfino" a ricordo dell'abilità dimostrata dal suo capostipite nel nuoto (secondo una leggenda).
Non possedeva denaro liquido ma, in compenso, poteva contare su diversi beni immobili. Possedeva case ai Ss Apostoli, a San Giacomo dell'Orio, a San Canciano. Fuori Venezia aveva proprietà in Istria e la moglie era Caterina Giustinian che divenne quindi dogaressa e gli diede in tutto otto discendenti. Per la dote di tre figlie da marito dovette chiedere un prestito al Senato.
Nonostante il suo valore militare, Venezia non riuscì a reggere lo scontro con la lega che gli Ungheresi avevano organizzato contro di lei con azioni nell'entroterra ed in Dalmazia. Malgrado la resistenza furono perse Treviso, Conegliano, Serravalle ed Asolo anche a causa del passaggio di alcuni castellani della Marca nelle file nemiche. La Dalmazia, in piena rivolta, era irrecuperabile e Venezia non contava più a Zara, Traù, Sebenico e Spalato.
La sconfitta definitiva fu a Nervesa, per cui nel febbraio del 1358 la Repubblica dovette accettare, nella pace di Zara, la resa incondizionata di tutta la costa dal Quarnaro a Durazzo mentre il doge rinunciava al titolo di "duca di Dalmazia e Croazia" conservando il titolo di "Dux Venetianorum et coetera", cessione mortificante, dolorosa ed intollerabile secondo la sentenza del Senato. Malgrado ciò Venezia conservava il diritto di dominio sul Golfo, non essendo l'Ungheria uno stato marittimo.
Diverso era il discorso da fare con Francesco da Carrara che riuscì a sganciarsi dagli obblighi tra Padova e Venezia che, nella pace firmata nel giugno dello stesso anno, dovette concedere la libertà di creare dei mulini sulla Brenta e di impiantare delle saline. Andò male anche con l'imperatore Carlo IV. Dei tre ambasciatori inviati, due furono richiamati, visto che le trattative andavano per le  lunghe, ma furono imprigionati prima di partire. Venti mesi per poterli liberare e, visto che anche il terzo non era riuscito a combinare qualche cosa, fu un vero affronto per Venezia.
Tutta questa situazione militare finì per influire su quella finanziaria visto che anche il Papa Innocenzo VI, nel 1359, aveva promulgato il divieto di commercializzare con gli Egiziani. Lo revocò solo dopo un anno e mezzo. Per controbattere questi problemi si pensò a creare una banca comunale vero e prorpio strumento di monopolio nell'esercizio bancario.
Iniziò comunque per la Repubblica un lungo periodo di crisi economica alla quale contribuì, al contrario delle speranze, l'accentramento dei movimenti finanziari. La crisi terminerà solo con il crollo di Genova e nel frattempo Venezia seppe comunque reagire con equa e giusta partecipazione delle energie.
Malgrado queste difficoltà, quando Giovanni Dolfin morì fu sepolto con tutti gli onori. Il suo corpo, dotato di speroni d'oro, dello stocco e dello scudo, fu esposto nella sala dei Signori di Notte e la sua arca marmorea (molto costosa) fu installata nella chiesa dei Ss Giovanni e Paolo. Solo che, a causa dei vari debiti contratti, si dovette vendere l'argenteria gli arredi ducali e perfino i suoi vestiti e quelli della moglie.

MODI DI DIRE

Tirar na gamèla
(Tirare un potentissimo Pugno)

La "gamèla" è un recipiente di metallo per il rancio militare. Il nome driva dal latin camella.

domenica 16 luglio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 22

L'ARTE DI GIOCARE

Per giocare il gatto è veramente un fenomeno : salta, corre, afferra ... il gioco, per lui, è la vita.


Un filo di spago, un turacciolo, un foglio di carta accartocciato... Mini calzini, palline, e palle colorate... tutto è pretesto per poter giocare. Reagisce illico presto ad un gomitolo di lana rotolante sul pavimento, al bottone gettato sino sotto l'armadio. Sin dalla tenera età, si dà ai giochi di destrezza e di caccia. E' giocando che apprende il modo di vivere, la sopravvivenza. Muove le anche, muove la sua parte posteriore, si accuccia, si rialza. Acrobazie, volteggi e dietro-front... Con il suo corpo tutto in dolcezza, il gioco diventa un numero da circo.
Il gatto ce la mette tutta quando gioca. Nascosto dietro un mobile, ci spia muovendo la coda. Freme come una tigre all'agguato e salta. Disegna degli arabeschi nell'aria, nessun salto assomiglia al precedente.
Stancato da tutti questi divertimenti, il gatto ha diritto al riposo del guerriero.
Anche adulto, ama molto giocare con tutti noi.

E NOI ?

Non c'è età per giocare... Con i bambini o con i grandi, giochi di ruolo, giochi video, giochi di società, giochi d'attacco... Oltre al piacere di apprendere che procura il gioco, si scivola progressivamente verso la distensione. Giocare è saper vivere.

Spiacente di informarvi che questo è l'ultimo post della serie "saggezza" ma, non mettetevi a piangere, ho altre idee sui nostri amici felini.