AVVISO AI MIEI VISITATORI


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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

martedì 17 ottobre 2017

60° DOGE - ANDREA CONTARINI (1368-1382) -PARTE PRIMA

Premetto che per questo lungo dogado preferisco dividere il post in due parti

Nel conclave che seguì alla morte di Marco Corner, i candidati alla successione erano molti ma su tutti spiccava Andrea Contarini che per ben due volte era riuscito a non farsi eleggere. In un viaggio in Oriente, un arabo gli aveva predetto che sarebbe diventato doge ma che avrebbe dovuto affrontare gravi problemi.
Allora, invece di partecipare al conclave, egli si ritirò in una sua villa di Paluello, presso Padova, al fine di evitare l'elezione.
Venne eletto ugualmente, con 25 voti, e fu costretto ad accettare perché assieme alla nomina arrivò la minaccia della confisca di tutti i suoi beni se avesse rifiutato. Ritornò a Venezia accompagnato da sedici patrizi. Fu sommerso di lodi, meritate, sia dai cronisti dell'epoca che dal popolo.
Aveva però qualche macchia nel suo passato. Giovane "moneghino" (nome attribuito a chi si accoppiava con le monache) fece lega con Marco Priuli ed insieme si recarono nel convento della Celestia dove Marco aveva un'amante. Andrea si infila anche lui nel letto di un'altra suora con o senza il di lei consenso. Si accorge che la donna ha una fede che porta essendo sposa di Cristo e non si sa se sia lui a fuggire per rimorso (dopo l'atto) o se sia stato cacciato dalla suora per atto non compiuto. Passando per il chiostro davanti ad un crocefisso di legno, narra la leggenda, vide il Cristo muovere il capo sdegnosamente e restare poi con il capo abbassato. Gli venne anche in sogno durante la notte predicendogli il dogado.
Da quel momento si comportò morigeratamente, sposo fedele  (quasi) di Costanza, che fu dogaressa, padre di due figli e due figlie ma con la zonta (aggiunta in veneziano) di un figlio di nome Marino che non si sa da chi l'avesse avuto, sempre che non fosse il figlio della famosa monaca. Altro precedente: inviato a Creta, non si sa perché tornò in patria senza il permesso del doge, ma si pensa che fosse lecita la sua fuga essendo poi condannato soltanto ad una multa di mille lire.
Quindi, molto probabilmente, i meriti di cui si parla probabilmente arrivarono dopo l'elezione al dogado.
Come dalla previsione dell'arabo, cominciarono i problemi. I Triestini depredarono una nave veneziana e la Repubblica inviò immediatamente milizie e navi che assediarono la città da terra e dal mare. Venezia voleva umiliare Trieste, e per sua fortuna, Leopoldo, duca d'Austria, non intervenne malgrado la richiesta di aiuto della città che si arrese nel novembre del 1369 accettando il dominio della Repubblica lagunare che si dimostrò abbastanza clemente. Si lasciò al comando la municipalità esistente ed si autorizzò un'autonoma attività commerciale. Venezia versò agli Asburgo 75.000 ducati d'oro in cambio della loro rinuncia ad ogni diritto su Trieste. Però anche questo pagamento, fatto per essere tranquilli, pesò molto sulle finanze dello Stato ed, a posteriori, si rivelò un errore.
Poi tornò alla carica Francesco da Carrara che voleva colpire il traffico mercantile di Venezia nell'entroterra. Le sue fortificazioni sulla Brenta erano arrivate in prossimità della laguna. Gli ungheresi inotre accorsero in aiuto al signore di Padova e quindi gli scontri diventarono inevitabili ma la città doveva poteggersi anche dalle eventuali "talpe" carraresi e padovane che vi vivevano già. Scattò quindi lo stato d'emergenza anche perché Francesco da Carrara mirava ad avvelenare l'acqua potabile ed a provocare degli  incendi all'interno della città. Modo un po' scorretto, per quei tempi, di condurre una guerra. Fu però arrestato un certo frate Agostino ed il maneggio fu sventato.
L'orgogliosa Venezia organizzò un esercito di 7.000 uomini e sconfisse le truppe del re Ludovico d'Ungheria che si ritirò dalla guerra il 21 settembre del 1373. Francesco, che aveva chiesto aiuto al Duca d'Austria, si accorse che Venezia aveva sobillato suo fratello Marsilio per usurpargli la Signoria e preferì chiedere la pace che gli costò, quale indennità di guerra, la somma di 60.000 ducati ed una implorazione per un solenne perdono al doge in persona. Il 2 ottobre 1373, suo figlio, Francesco Novello, rese omaggio ad Andrea Contarini nella sala del Maggior Consiglio, in ginocchio, giurando l'osservanza delle condizioni di pace. Era accompagnato da Francesco Petrarca (residente ad Arquà), come fiduciario dei Carraresi ma ben visto dalla Repubblica Veneta.
Trieste e Padova si tenevano comunque pronte per una rivincita e questa si presentò quando Genova e Venezia si scontrarono per un combattimento all'ultimo sangue.
La scintilla di questo ennesimo scontro fra le due repubbliche marinare si accese il 10 ottobre dello stesso anno. A Famagosta, durante l'incoronazione di Pietro II di Lusignano quale re di Cipro, il Console di Genova Paganino Doria ed il bailo Veneziano Marino Malipiero si insultarono a vicenda ed i genovesi furno scaraventati dalle finistre del palazzo. La lite poi si propagò e divenne una caccia ai genovesi in tutta Famagosta. Genova reagì inviando ingenti forze militari che conquistarono molte piazzaforti dell'isola, restituibili solo contro un pagamento di circa due milioni di fiorini. Venezia non si era mossa ma chiaramente non poteva ignorara la richiesta di aiuto di Pietro II che non voleva sottostare ad un'imposizione così umiliante per le colpe delle quali, in fondo, era responsabile la città lagunare. Oltretutto i genovesi avevano diretto la loro flotta su Tenedo, l'isola all'imboccatura dell'Ellesponto e scalo importante per il traffico sul Bosforo. Venezia l'aveva avuta dall'imperatore Giovanni II Paleologo quale garanzia per un prestito di 30.000 ducati d'oro ed il provveditore Veneziano Antonio Venier la difendeva strenuamente contro i genovesi.

FINE DELLA PRIMA PARTE

MODI DI DIRE

Parlar come un fachin de strada o dela Maritima
(Parlare come un facchino di strada o della Marittima)
Quindi in modo sguaiato e sboccato.

Bisogna però ricordare che il termine "fachin" deriva da un nobilissimo etimo arabo : faquil, dapprima dato ai maestri in teologia, passato in secondo luogo per indicare uno scritturale e poi un venditore ambulante per arrivare poi ad un mestiere che rende di più e cioè, il facchino.
Nota bene : per il facchino di dogana, mestiere diffusissimo durante la Serenissima, il termine dialettale corretto è bastazo (dall'italiano basto, soma, peso).

domenica 8 ottobre 2017

UN GATTO SCONTROSO

Torno a trovarvi e spero che le mie elucubrazioni vi piacciano. Un caro saluto. EDGAR

- E' deciso, devo assolutamente fare un regime senza tardare. Ma, siccome non riesco a riflettere a stomaco vuoto, vado prima a mangiucchiare qualche cosa.

- In definitiva l'idea della dieta era proprio inutile. Io non  vado mai in spiaggia e mi piace solo la sabbia della mia lettiera ... quando è pulita.

- Sono le tre del mattino, salgo al piano superiore ed entro nella camera dei miei umani grandi. Lui ha i piedi che spuntano da sotto la coperta. Conto alla rovescia, faccio uscire le mie unghie e le pianto nel suo piede ! Scappo a tutta velocità e torno a dormire con il cuore più leggero dopo questa missione riuscita.

- Questa mattina mi sono stupidamente ferito alla testa durante la caccia ai passeri. Il furbo uccello ha decolato prima che io arrivi a prenderlo e, risultato, sono atterrato all'interno del rosaio. Direzione il veterinario ma vi rassicuro subito, le ferite erano assolutamente non gravi.

- Sono veramente deluso, nessuno di voi mi ha contattato inquietandosi della mia sorte, neanche un fiore, né del cibo dopo il mio incidente. Eccomi obbligato a portare un ridicolo attrezzo attorno al collo che mi impedisce di grattarmi e riaprire la piaga.

Vado a mangiare per consolarmi. Ciaooooo.

Sono solo l'amica di Edgar


giovedì 28 settembre 2017

LE CHATEAU D'O



Alla periferia di Montpellier sorge un castello che è ormai divenuto un luogo di differenti spettacoli.
Prima di farvi vedere le foto desidero raccontarvi la sua storia.
Per quanto possa apparire insolito il Castello d'O non fu mai proprietà di François d'O, favorito di Enrico III e controllore delle finanze di cattiva reputazione. Aveva il gusto di costruire degli immobili. Nel suo castello dell'Orne, il vero castello d'O, aveva utilizzato tutti i  marmi possibili ed immaginabili ma non era attirato dal sud della Francia.
Nel XVI secolo il Castello d'O, vicino Montpellier, non era altro che una tenuta agricola fatta di terre arabili e di pascoli per i montoni  che si trovava nella sfera di influenza del Signore della Mosson.
Quando Jean-Emmanuel de Guignard, Visconte di Saint Priest, Intendente del Languedoc, comprò il terreno e la casa campestre, la fece restaurare a forma di castello facendo anche importanti lavori idraulici. Però la città di Montpellier modificò le Lez per le proprie necessità e quindi le fontane monumentali costruite restarono con poca acqua. Saint-Priest battezzò il castello con il nome di Chateau d'Eau e questo nome gli restò per circa un secolo ma siccome la denominazione fu poi assegnata al serbatoio del Peyrou (centro città) si cambiò il nome in Chateau d'O.
Dopo molte peripezie con passaggi vari della proprietà, arrivò nelle mani del Consigliere Leblanc che lo lasciò, assieme ad altri beni, ai poveri ospitati nell'Hostel Dieu Saint-Eloy. Ma il Consiglio di quest'ultimo decise di venderlo per 120.000 sterline invece di ospitare gli ammalati e nel 1752 divenne proprietario Etienne de Duranty, avvocato al Parlamento di Parigi. Comunque Etienne morì poco dopo lasciando nove figli minori e suo fratello, nominato tutore, liquidò subito la successione per fare il bene della famiglia che non poteva sopportare i costi del mantenimento.
Così il castello divenne proprietà del Visconte di Saint-Priest, Jean Emanuel de Guignard, che lo rese ancora più bello tracciando nuovi giardini creando anche un grande bacino d'acqua appropriandosi di una parte delle acque del Lez, secondo il dire del sindaco dell'epoca, Cambacérès. La verità è che il castello aveva abbondanza d'acqua e fu il comune che ridusse il gettito per il castello. Ci furono molti anni di processi e, solo nel 1785, Saint-Priest ottenne il diritto di prelevare una parte delle acque dell'acquedotto. Gli eredi di Saint-Priest vendettero il castello, prima della rivoluzione, a Pierre de Vignolles de la Farelle la cui vedova lo cedette ad un certo James, negoziante di Montpellier che lo rivendette a sua volta. La proprietà passò ancora di mano in mano fino ad arrivare ai Vescovi di Montpellier e nel 1905 divenne proprietà del dipartimento dell'Herault che lo affittò all'ospedale psichiatrico di Font d'Aurelle. Quest'ultimo lo lasciò all'abbandono fino a che il Conseil Général lo riprese e lo restaurò come si deve.
Oggi è diventato un museo dei giardini ed un luogo di spettacoli sia in sala che all'aria aperta.
Non mi resta che farvi vedere alcune foto.





Il teatro



Ci si può arrivare anche in tram


Il teatro al'aperto


lunedì 25 settembre 2017

UN GATTO SCONTROSO

Ancora qualche racconto di vita gattesca

- Ieri ho scorto una mosca sul vetro della sala. Ascoltando solo il mio istinto di cacciatore, sono saltato verso la finestra per cercare di prenderla e ... ho morso il vetro. La Mosca era dall'altra parte della finestra. Vi proibisco di ridere e di raccontare questa vicenda a qualsiasi persona.

- Sono Luke Skywalker quando mi batto contro il raggio laser del mio piccolo umano. Adoro questo gioco, mi rende matto. Lo afferro nel corridoio. Ah, mi scappa; eccolo nel bagno, nella vasca, non mi scapperai ....
Pluff !!!
Il furbo, il traditore, lo scellerato, tutto questo era solo una trappola per farmi prendere un bagno!

- Tanto da fare e così poche motivazioni ! E' la storia della mia vita. Sono nato per costruire delle cattedrali, cambiare la faccia del mondo, rivoluzionare il vostro modo di pensare, lasciare la mia impronta. Ma ecco, quando passo davanti al mio cuscino preferito, mi dico che il mondo può bene attendere che io faccia un piccolo pisolino.

La mia giovane padroncina è in piena crisi d'adolescenza. Si innervosisce per un niente, sbatte le porte, urla ai genitori. Ho paura di fare anch'io una crisi di questo genere. Per l'età dei  gatti avrei circa 14 anni quando sarò a 1 anno. Mi restano dunque tre mesi prima dei brufoli e dei comportamenti strani. Non ne ho proprio voglia.

- Ho deciso di lanciarmi nella moda e di diventare il nuovo Lagerfeld. Se dovessi descrivere il mio stile, direi che amo il non convenzionale, le frange, il punk. Per preparare la mia collezione autunno-inverno ho rifatto tutto il guardaroba della mia umana (la grande).

- Forse dovrò fare una pausa con la moda ! Il mio colpo d'unghia non è ancora a punto, ma da lì a farmi gridare addosso ! Il solito problema con la gente che non sa riconoscere il talento di un creatore in anticipo sulla propria epoca.

Aspettatemi ancora, intanto vado a dormire ancora un po'.



Selma e Frida hanno deciso di imitarlo


mercoledì 20 settembre 2017

59° DOGE - MARCO CORNER (1365-1368)


Nel conclave che si tenne alla morte di Lorenzo Celsi, erano in ballottaggio tre persone : Giovanni Foscarini, Andrea Contarini e Marco Corner. Quest'ultimo aveva più prestigio ma a suo sfavore giocava il fatto che avesse già 80 anni e certe amicizie con i sovrani stranieri come quella con l'imperatore Carlo IV che lo aveva nominato cavaliere e, soprattutto il fatto che fosse sposato con una donna non nobile. Si temeva quindi di affidare il dogado ad una persona che si sarebbe fatta influenzare per manie di grandezza come altri precedenti dogi. Il Corner aveva finito per dichiarare apertamente ai suoi detrattori : per quanto riguardava sua moglie Caterina, "questa era qualificata di buoni costumi e di animo ed ammirata da tutte le donne della terra come se facesse parte delle migliori famiglie della città". Fece anche osservare "che aveva sempre servito la patria conservando della modestia nelle sue abitudini pur essendo un patrizio di antica tradizione e che l'apparenza dei suoi bei vestiti era dovuta all'opera della moglie che sapeva bene raccomodarli". Riuscì a convincere ed il 21 luglio 1365 fu eletto con 25 voti.
In ogni caso le sue asserzioni corrispondevano alla verità perché la famiglia non era ricca pur essendo una delle quattro "evangeliste".
Il nuovo doge era di alta statura edi bella presenza, capelli bianchi, scarno, magro e diritto. Diplomatico e rettore di diverse città, procuratore e Savio, era uno dei due ambasciatori che di ritorno da Carlo IV furono imprigionati dal duca d'Austria, per sfregio nei confronti di Venezia. Militare di terra e di mare si era distinto quale vice-doge nei giorni della congiura del Falier, al comando delle imbarcazioni che perlustravano la laguna per stroncare eventuali appoggi via mare all'insurrezione .
Fu un dogado alquanto modesto, durante il quale sembravano accantonati per Venezia tutti gli aspetti fastosi impressi da Lorenzo Celsi. Comunque, a questo proposito, il nuovo doge nella prima adunanza del Consiglio ducale poté dichiarare pubblicamente su decreto del Consiglio dei Dieci, che il suo predecessore era stato indegnamente calunniato di aver tramato contro la Repubblica essendo false le accuse nei suoi confronti.
Si ritornò quindi a sfoggiare minor pompa, mirando ad una tranquilla conduzione degli affari commerciali che sembravano tutelati nell'entroterra da un insperato certificato di garanzia rilasciato dal duca d'Austria oltre che dalla rinnovata pace con il conte di Gorizia ed il patriarca di Aquileia. Iniziarono i lavori per la nuova facciata gotica del Palazzo Ducale verso il bacino di San Marco.
L'unica nota negativa venne da Creta, dove era scoppiata una nuova rivolta e si sviluppò una guerriglia sulle montagne condotta dai fratelli Kalergis. Questa volta Venezia fu spietata con esecuzioni in massa, distruzioni e devastazione della fertile pianura di Mesarea che nutriva gli insorti. Ci fu una vera e propria decimazione degli abitanti, tanto che si dovette ricorrere ad un ripopolamento dell'isola con profughi da Tenedo ed Armeni della Cilicia.
Nient'altro di particolare ed il Corner morì il 13 gennaio del 1368.
Fu sepolto secondo le sue volontà forse l'unico tocco di fastosità manifestato) nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo, dove si costruì un'arca marmorea sulla quale è scolpita la sua figura distesa a grandezza naturale sormontata da una specie di altare a tre nicchie con le statue della Madonna con bambino al centro e degli apostoli Pietro e Paolo ai lati.

MODI DI DIRE

Aver el mal dela nona
(Avere il male della nonna)

E' un figurativo per definire chi dormicchia spesso, come del resto fanno talvolta le persone anziane.

lunedì 18 settembre 2017

RUE DE LA FONTAINE DU PILA ST GELY



Come promesso, ogni tanto vi faccio visitare Montpellier. La strada di cui parlo  oggi è una di quelle che si possono definire "paleolitiche".

Infatti nel 2006 vi furono eseguiti degli scavi prima di iniziare la costruzione della linea n° 2 del tram. La strada si trova vicino al Verdanson, un corso d'acqua seminterrato di cui ho già parlato in altro post, e dei scientifici dell'INRAP (Istituto nazionale di ricerche archeologiche preventive) e del CNRS (Centro nazionale della ricerca scientifica) scoprirono un accampamento dell'epoca paleolitica, risalente a 11.500 anni. Gli ultimi cacciatori del Languedoc hanno lasciato dietro loro degli utensili e delle tracce di pasti vari (pesci e piccoli animali).
Tutti i ritrovamenti si trovano oggi nel deposito del museo Lattara (antico nome dell'attuale Lattes).

Oggi, in ogni caso, vi si può mangiare molto meglio. Alla prossima.




lunedì 11 settembre 2017

UN GATTO SCONTROSO




Proseguiamo con la lista dei pensieri di Edgar:

- Questa proprio ... si sta montando di un gradino nel campo della stupidità. La mia famiglia non ha trovato niente di meglio che comperare un canarino. Un canarino in casa mia, chiamato Titti! E naturalmente, proibito cacciare! Come domandare ad una persona affamata di rifiutare una bistecca con contorno di patate fritte o ad un uomo politico di dire la verità ! Nella sua gabbia lo sento cantare "non mi avrai, non sei un vero cacciatore"; ho il sangue che bolle.

- La presenza di questo volatile intoccabile mi rende pazzo. Nello stesso tempo nessuno mi ha formalmente impedito di gettare la mia ciotola sulla sua gabbia come se fosse un incidente casuale. Boum, la gabbia cade e vai a vedere che sarà colpa mia. Il canarino scappa attraverso la finestra. Buon viaggio !

- Signor giudice, sono innocente ! E' un errore giudiziario. Lei mi accusa di aver mangiato il canarino ? Privato d'erba gatta per sei mesi ! Farò appello presso la Corte penale internazionale. Mi dica, se quello sulla finestra della cucina non è il fantasma di Titti, Lei mi deve delle enormi scuse.

- Cosa hanno in comune Giulio Cesare, Enrico II, Carlo XI e Napoleone ? Figuratevi che avevano paura dei gatti. Questi grandi uomini avevano ben ragione perché, dietro la nostra aria di peluche, si nascondono dei temibili felini, dei pericolosi carnivori. Personalmente mi ritengo un vero leone. Come il re degli animali, amo dormire al sole mentre la femmina va a caccia per me. Con la differenza che non ho una femmina e che non ho alcuna voglia di averne una.

Matisse, prima di esere spazzolato, troneggia sul mobile del mio computer

giovedì 7 settembre 2017

ESPOSIZIONE DI JEAN MICHEL OTHONIEL

La terza esposizione si tiene al Carré Sainte-Anne, una chiesa sconsacrata ora dedicata all'arte moderna, ed in questo momento espone Jean Michel Othoniel. Questo artista scultore che predilige il vetro (alcune opere sono state realizzate a Murano). Nato a Saint-Etienne nel  1964, vive e lavora a Parigi.

Vi faccio vedere alcune sue opere :

 Vista d'insieme della sala


Il corteo addormentato 1



Il corteo addormentato 2



Dettagli di alcune opere



Il collier oro


Il cammino di mattoni blu. Il particolare di quest'opera è che la superficie sembra ondulata ed in realtà è completamente liscia.


Una serie di altri collier



Il collier rosso


Il collier cicatrice il più piccolo.


Alcuni altri particolari



Il cuore corona


L'amante sospeso


Il corteo addormentato 3


Pink lotus



Il corteo addormentato 4


Particolare dell'amante sospeso



Il collier nero


La Vergine del giardiniere


Le foto non riescono a dare la grandezza reale delle opere che si può notare solo di presenza.
Da non mancare sino al 24/9/2017, se di passaggio a Montpellier

lunedì 4 settembre 2017

UN GATTO SCONTROSO


Ancora qualche elucubrazione felina.

- Anche quando sono in collera, sono carino. Per protestare contro la dieta (vedi il pensiero nel post precedente) ho fatto un sit-in sulla tavola bassa della sala, di fronte alla famiglia riunita dinnanzi il televisore e quale fu la loro reazione ? "Ma come è bello! Oh si, sei proprio carino, bel gattino!"
E' terribile d'essere così incompreso.

- Terzo giorno di regime, terzo giorno di depressione. Non voglio mentirvi, amo mangiare. Mangiare il mattino, a mezzogiorno, la sera ed anche durante la notte. Essendo un gatto dei più raffinati, amo particolarmente le carni in salsa, senza troppi legumi ma con molto grasso. Solo per dirvi che queste crocchette light passano molto male.

- Dopo aver scoperto la gioia di nascondermi nel cesto della biancheria sporca e fare paura a tutti quelli che cercano di aprirlo, ho scoperto un gioco affascinante : il rubinetto.
In casa ce ne sono di tutti i tipi e amo aprirli. Quando vedo l'acqua colare in cascata, mi sento come un esploratore che scopre le cascate del Lago Vittoria o come un provinciale che scopre per la prima volta una doccia.

- E' con i cuscinetti umidi che mi sono rifugiato sulla tavola della cucina. Ho l'impressione di essere a bordo del Titanic. Ci sono 20 centimetri d'acqua in tutta la casa. Il cane, invece, si diverte molto e l'odore di cane bagnato rende la situazione ancora più penibile. Spero che questo non sia in correlazione con la mia nuova passione per i rubinetti.


A Selma piace la doccia


mercoledì 30 agosto 2017

IL 19° SECOLO - ETA' D'ORO DELLA PITTURA

La seconda delle esposizioni che ho visitato

Il 19° secolo fu l'età d'oro per la pittura e la società artistica di Monpellier. Tra tutti i pittori sono da ricordare : François Xavier Fabre (al quale è intestato il principale museo di Montpellier), Alexandre Cabanel, Frédéric Bazille, Xavier Atger e Alfred Bruyas,oltre a molti altri come Gustave Courbet, invitato illustre di Montpellier.
Quindi una gioia per i miei occhi all'interno dell' Espace Dominique Bagouet a circa 50 metri dall'esposizione che vi ho presentato l'altra volta.

 Ernest Barthélémy Michel - Morte di un certosino



 La sala nel suo complesso



Pierre Cabanel - Ninfa sorpresa da un satiro



Charles Matet - La convalescente in preghiera


 Michel Maximilien Leenhardt - Tra noi 


Frédéric Peyson - Una famiglia di gitani



 Auguste Barthélémy Glaize - La famiglia Fabrège dinnanzi la cattedrale di Maguelone



Max Leenhardt - Vendemmia in Languedoc




Charles Node - La sera, dopo la tempesta, nei dintorni di Montpellier



Eugène Castelnau - Paesaggio


Appassionati o no di pittura spero che questa minima raccolta dei quadri esposti sia di vostro gradimento.